Domenica, 19 giugno 2022

Allocuzione pronunciata per la conclusione
della Processione Eucaristica

Solennità del Corpo e Sangue di N. S. G. C.

Cari amici,
permettetemi di esprimere la gioia più profonda al termine della nostra bella processione eucaristica del Corpus Domini.

Nella Settimana Santa e nella festa del Patrono san Cataldo, avevamo già gustato con gratitudine il ritorno delle processioni subito dopo lo stato di emergenza per la pandemia. Abbiamo sentito l’entusiasmo e soddisfatto un bisogno di tornare ad essere comunità per le strade, quasi a ritrovare un senso di identità e di appartenenza che credevamo smarrito.

Ma oggi stiamo vivendo molto di più: la nostra identità, il nostro essere Chiesa, la nostra fonte e il nostro culmine, il nostro nutrimento, la nostra speranza, la nostra gioia, la nostra salvezza, ha camminato con noi! Adoriamo e abbiamo portato con le nostre mani e per le nostre strade Gesù Cristo Figlio di Dio, Figlio di Maria, che per la nostra fede crediamo vivo e presente nelle specie del pane e del vino.

Nella Chiesa tante volte il tabernacolo è inconsapevolmente eclissato dagli affanni della vita e probabilmente anche da una prassi ecclesiale fatta di attivismi che ciecamente credono di non potersi rigenerare a questa fonte, ma oggi in questa solennità riaffermiamo che “l’Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucaristia” (De Lubac). E l’Eucarestia fa anche il cammino sinodale della Chiesa; seguendo il Signore risorto, al quale siamo stati innestati nel Battesimo e celebrando l’Eucarestia noi diventiamo una cosa sola e quindi camminiamo insieme come oggi stiamo camminando per le vie di Taranto e di tutti i paesi della nostra Arcidiocesi. Il Signore vivo ci rende una cosa sola e ce lo fa annunciare e portare per le strade della vita.

Dice il Beato Carlo Acutis, giovane ragazzo che era innamorato dell’Eucarestia “Non potevo resistere a questa volontà di far conoscere a tutti il grande dono dell’Eucarestia, che sta sempre al centro di ogni parrocchia. Se la parrocchia anche solo potesse sempre far incontrare con Gesù nel suo corpo e sangue, pane spezzato e vino versato, sarebbe il più bel dono che Dio può fare a un battezzato, a uno che è stato immerso nella morte e risurrezione di Gesù, anche senza saperlo, ma continuamente attratto da quel misterioso pane consacrato. L’Eucarestia è la mia autostrada per il cielo. Ti ringrazio perché l’inaugurazione dell’autostrada l’ho poi goduta quando mi hai dato la gioia della prima comunione e da allora ti ringrazio e ti scongiuro di fare di tutto  perché tu, parrocchia, garantisca anche ai bambini, ai ragazzi e ai giovani ogni giorno di poter nutrirsi a quel corpo e a quel sangue. Mi dirai che ora ci sono troppo pochi preti; ma bastano, perché in ogni tua parrocchia, anche la più piccola e sperduta, là dove i nostri nonni e bisnonni hanno costruito una casa a Gesù, un ingresso in questa autostrada, ci sia sempre Lui, quel pezzo di pane consacrato, fatto corpo di Cristo, che mi ha sempre tenuto vivo, nutrendo la mia vita”. E aggiunge:“ Ho scoperto da te nella tua Chiesa, che la felicità è volgere lo sguardo verso Dio. Gesù mi ha dato sempre energia per una vita nuova e originale  e mi sono rifatto a Lui per vincere il mio timore di diventare prima o poi una banale fotocopia”.

E così seguendo Gesù noi esprimiamo pienamente la nostra vita siamo originali perché riceviamo ciò che è essenziale al cuore ed è essenziale alla vita del mondo.

Dal messaggio di Carlo Acutis vorrei mettere in evidenza due immagini: quella della sinodalità, del camminare insieme, consumare la suola delle scarpe, sempre legata all’altra immagine quella del mettersi in ginocchio. Vorrei approfondire questa seconda che nasce dall’abbeverarci di Cristo.

Portato con solennità per le nostre strade e posto con somma cura, abbiamo con il Santissimo Sacramento rivissuto un gesto di Gesù, che nel giorno della festa nel tempio gridò:

«Se uno ha sete si avvicini a me,
e chi ha fede in me beva!
Come dice la Bibbia:
da lui sgorgheranno fiumi
d’acqua viva». (Gv 7, 37-38).

Se il Signore si alza in piedi e con voce alta ci dice di abbeverarci e saziarci a Lui, non potremmo comunque sia percepirne la voce chiara fin quando dinanzi al Sacramento non vivremo anche l’esperienza di metterci in ginocchio. Una pratica purtroppo che sta diventando erroneamente inusuale nelle nostre assemblee liturgiche come nella preghiera personale. Piegare le ginocchia vuol dire disarmarsi dinanzi a Dio, esprimere con il corpo il desiderio di far tacere ogni senso per dare lo spazio maggiore alla fede ed entrare nel mistero che arde e non si consuma.

Per quanto infatti possiamo ornare l’Ostia con le più belle raggiere e accompagnarla come si conviene con i parati più belli, con fiori e lumi, l’Eucarestia rimane significata in un delicato pezzo di pane. Dio ha voluto così rimanere latens deitas, divinità nascosta.

Gesù, prima di sprofondare nella notte più profonda dell’umanità, nella spirale della violenza e del male irrazionale, ferito a morte dal tradimento, ha voluto celebrare la sua Pasqua il suo passaggio, spezzando un pezzo di pane e passando un calice di vino fra i suoi. Ha fissato il suo amore eterno in due segni quotidiani, feriali, potremmo dire addirittura effimeri.

Sono segni quotidiani. Il pane del giorno dopo è già pane raffermo. Il vino che non viene bevuto può diventare aceto. Il primo esprime l’essenziale per vivere, il secondo la letizia dello stare insieme. Il pane nutre. Il vino scalda.

Rappresentano la nostra umanità con i suoi bisogni: vivere e amare. Sono la presenza di Dio perché egli ha voluto visitarci e con questi segni ci ricorda di essere con noi ogni giorno.

Da qui, da questo ostensorio Egli illumina e trasfigura il mondo. Se pieghiamo le ginocchia sperimentando la sua Divina Misericordia possiamo farne l’esperienza, l’incontro. Da qui per i credenti si sprigiona il fuoco e il coraggio autentico della missione

Ecco il Pane della non violenza, della pace e della solidarietà.

Uniti a papa Francesco, chiediamo al Signore di benedire il mondo con la pace. Tacciano il fragore delle armi in Ucraina e ovunque nel mondo. Il Papa oggi nell’Angelus chiedeva: cosa fai tu per l’Ucraina? Preghi, ti interessi, ti informi? Non lasciamoci assuefare dalle notizie della guerra. Non lasciamoci prendere dall’indifferenza! Ma insistiamo nella preghiera e nella solidarietà, nell’accoglienza come abbiamo fatto sinora per i rifugiati e profughi della guerra.

Ecco il pane dei poveri e dei pellegrini.

Il pane ci ricorda di quanti non ne hanno da mangiare. Chiediamo di essere sempre una comunità attenta alle necessità dei poveri e dei senzatetto. Nella nostra città vi sono tante situazioni di povertà che diventano via via sempre più invisibili. I credenti che vedono in questo pezzo di pane la carne viva di Cristo, come possono non scorgere la stessa carne in tanti sofferenti? Nei poveri come negli ammalati, è eucaristicamente nascosta la presenza del Signore. In ginocchio davanti al Sacramento impariamo l’amore vero e il nostro cuore impara a vedere ciò che Dio vede!

Ecco il pane della giustizia e della comunità.

Celebrare, nutrirsi a questo pane, adorarlo è per noi esperienza di incarnazione nel mondo in cui viviamo con le sue fragilità. Ci sollecita in maniera concreta all’impegno per costruire la comunità di Dio con gli uomini. Ci rende attenti e mai indifferenti. Dobbiamo chiedere il meglio per Taranto. Dobbiamo pregare senza mai stancarci, bussare insieme al cuore di Dio, perché prosegua un cammino che deve stare nel cuore di tutti.

Rimane aperta la questione della nostra salute, dell’ambiente e del lavoro, della disoccupazione purtroppo non solo giovanile. E poi gli aumenti nelle bollette, nell’energia, nella spesa quotidiana, Così com’è quotidiano questo Pane, deve essere il nostro impegno: non scoraggiamoci di fronte all’arretrare evidente e tante volte sconfortante di quelle istanze che per noi sono capitali, ma rimaniamo tenaci per dovere di coscienza senza incrociare le braccia in un vigliacco “qui non cambia mai nulla”, perché sappiamo bene che molto dipende dal nostro impegno e dal nostro onesto discernimento.  Dobbiamo partire dai fermenti di bene che vi assicuro non mancano e sono molti. Impariamo dal Pane eucaristico il valore della donazione per gli altri, la gratuità. È l’augurio che faccio alla nostra Amministrazione Comunale: amministrare è servire, provvedere a tutti. Lavorate non per il tornaconto personale, ma per il bene comune. Sostenete e sosteniamo con i fatti la speranza del nostro popolo, specialmente dei più bisognosi e più poveri. Auguro con tutto il cuore che si sviluppi un vero cambiamento di rotta per la difesa dell’ambiente, della salute e della vita della gente. Ci sono tante iniziative positive: che le varie iniziative proposte dal CIS, dalla ZES, dal PNRR si comincino ad attuare per un vero nuovo corso perché sia concreto l’amore disinteressato per questa nostra amata terra.

Ecco il pane della vita, la vita eterna, la vera vita.

Pieghiamo le ginocchia davanti al Santissimo perché siamo davanti a Dio, al nostro Signore, che ci nutre con un pane che non ci farà perire ma che ci dona la vita eterna. Siamo salvi in questa speranza che è certa come è certo l’amore di Dio. Vogliamo pregare per tutti i nostri defunti, ancora una volta per tutti coloro che ci hanno lasciato per il Covid. In questi giorni, purtroppo mi sono giunte notizie di giovani vittime della strada, vorrei che facessimo sentire ai loro famigliari tutto il nostro affetto e la nostra preghiera.

La festa del Corpus Domini, chiude in un certo senso, la gran parte delle attività parrocchiali, auguro a tutte le comunità, a tutti i sacerdoti, un periodo di ristoro per dedicare più tempo alla formazione e alla preghiera. E qui, dinanzi al Signore voglio ringraziare i nostri sacerdoti per la loro donazione e per il servizio costante alla Chiesa e alla società. La via della nostra santità  non è altro che il nostro ministero. Il Maestro ci aiuti a diventare ciò che facciamo. Se siamo chiamati a benedire, Dio trasformi noi stessi in benedizione; se siamo chiamati a ringraziare, siamo noi stessi un ringraziamento; se a lodare una lode; se a perdonare perdono; se a celebrare la Messa ci trasformi in Eucarestia.

Amici, rivolgiamo il nostro sguardo a Gesù Eucarestia, unico salvatore del mondo, invochiamo da Lui la sua Misericordia, la sua benedizione. Da qui Cristo illumina il mondo, ci è vicino e  benedice tutta la nostra Città e la nostra terra!

+ Filippo Santoro
Arcivescovo Metropolita di Taranto