Discorso a conclusione della Processione del Corpus Domini

Piazza della Vittoria Taranto, 3 Giugno 2018

Sia lodato e ringraziato ogni momento, il Santissimo e Divinissimo Sacramento!

Carissimi Fratelli, e Sorelle,

questo pellegrinaggio è il più bello di tutto l’anno liturgico. Con semplicità e devozione siamo qui a rendere grazie al Signore per la sua presenza in mezzo a noi, per il dono della Sua Vita per ciascuno, alla città di Taranto e a tutta la nostra arcidiocesi.

Potremmo dire dinanzi all’Eucaristia parafrasando quello che il poeta Claudel dice della Madre tua:
“Stare qui con te, Signore, in questo luogo dove tu sei.
Non dire niente, guardare il tuo viso,
lasciare cantare il cuore nel linguaggio che gli è proprio,
non dire niente, ma solamente cantare, perché si ha il cuore troppo pieno.
Vengo solamente a vederti. Sapere questo che sono tuo figlio e tu sei qui.
Perché sei qui per sempre. Semplicemente perché sei., semplicemente perché esisti”.

Gesù sei passato per le nostre strade, hai benedetto le nostre case, i nostri  mari,  gli esercizi commerciali segnati dalla crisi. Hai benedetto gli ammalati, i bambini e i poveri. Gesù, oggi ripeti a noi: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,25).

Il Signore è nostro contemporaneo

Il Signore vivo cammina con noi e in noi. L’Eucaristia è il segno che il Signore, nel sacramento, ci è contemporaneo e cammina con noi.

Il Signore è ora qui presente, Egli è il Pane della nostra vita. Ci ha chiamati a Lui, gli  apparteniamo: l’Eucaristia è il segno più grande dell’appartenenza. Non esiste niente più grande di questa appartenenza: Dio è divenuto nostro alimento. Accogliendo il Signore noi diventiamo una cosa sola con Lui. Dice San Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato sé stesso per me» (Gal 2,20). Il Signore ci dice: «Io sono tuo» e noi anche rispondiamo col salmo «Io sono tuo, salvami perché ho cercato il tuo volere» ed ancora «perché ho ricercato i tuoi comandamenti. Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti» (cfr. Sal 119, 94-96).

Cristo risponde alla sete, alla fame che abbiamo della verità, della felicità, della bellezza e dell’amore, della giustizia, della salvezza.

Dall’appartenenza ad una comunità concreta

Ma noi apparteniamo a Te, Signore, se nella vita Ti seguiamo come Ti abbiamo seguito in questa processione. Diventiamo grandi quando Ti seguiamo; ci perdiamo quando seguiamo noi stessi o altro e allora diventiamo schiavi del potere. Cresciamo quando seguiamo un maestro vero in cui vediamo la risposta alla vita. Di qui nasce la comunione cristiana: seguire Cristo, pane di vita, seguendo la Chiesa. Seguire qualcuno, seguire il Maestro, come gli apostoli hanno Ti hanno seguito Gesù, con tutta la vita. Dobbiamo crescere in una amicizia concreta, per questo curiamo la vita di comunione delle nostre comunità condividendo quello che abbiamo e donando il tempo e le energie non solo per la nostra casa, ma per chi ha bisogno.

Dall’appartenenza alla testimonianza

Ha detto oggi papa Francesco nell’Angelus: “La presenza di Gesù vivo nell’Eucaristia è come una porta, una porta aperta tra il tempio e la strada, tra la fede e la storia, tra la città di Dio e la città dell’uomo”. Dal Signore viene la vittoria e la speranza per la nostra terra.

La vittoria di Cristo non viene attraverso la politica, anche se la politica può essere, come hanno detto i papi da Pio XI a Paolo VI sino a papa Francesco, la forma più alta della carità. Figure come Giorgio La Pira ed Aldo Moro, del quale ricorrono i 40 anni dall’uccisione ce lo hanno testimoniato. Non possiamo restare muti e impauriti dinanzi alle grandi questioni del nostro tempo: lavoro, ambiente, migranti, famiglia, vita, economia, giustizia, pace e politica. La vittoria di Cristo avviene attraverso la sua croce, la resurrezione e i semi di giustizia che danno origine al popolo fedele.

E così anche noi vogliamo portare nel nostro Paese, nella nostra Diocesi e nella nostra Città la forza trasformante del Vangelo a partire dalla formazione di giovani che si appassionino alla giustizia, alla solidarietà e alla costruzione del bene comune.

Tra noi c’è ancora tanta incertezza; auspichiamo che il nuovo governo svolga bene il suo compito di servizio al popolo, venendo incontro al diffuso disagio sociale, aiutando a superare la povertà crescente, la disoccupazione particolarmente quella giovanile, il divario tra Nord e Sud, difendendo la salute e l’ambiente, sostenendo concretamente la famiglia, il lavoro onesto e degno e combattendo ogni forma di illegalità e di  mala occupazione. Adesso è ora di passare dalle promesse ai fatti! Che i governi , nazionale e locali, (in diversi comuni domenica prossima si vota ancora), curino non i propri interessi, ma quelli della gente e in particolare dei più poveri.

Le difficoltà non devono portarci alla rassegnazione, ma ad una crescente responsabilità di tutti a partire dai governanti e da chi ha responsabilità pubbliche sino ad ogni cittadino. Anche per la nostra Taranto e Provincia, attendiamo dei segni che ci facciano affermare che la battaglia non è persa. Ho sempre sostenuto che lo sconforto ed il lamento non giovano a nessuno. Ciascuno faccia la sua parte per superare l’incertezza e la precarietà nel nostro territorio.  La salvezza, torno a ripetere, non ci viene dalla politica, ma questa può svolgere un ruolo importante per il bene del nostro popolo quando diventa servizio.

Ma allora impariamo anche noi a servire, ciascuno nel proprio ambito, a donarci e guardiamo al Signore che si è fatto povero per noi, ci ha insegnato come si ama sino alla fine. Chiediamo a Lui; guardiamo questa Eucaristia, questo amore donato, questo sangue versato, questa misericordia, questo perdono riversato su tutti, in ogni angolo delle nostre case, dei nostri quartieri e delle nostre città.

Così Cristo che è vita della nostra vita diventa anche vita e salvezza del popolo in cui viviamo.

E qui, dinanzi al Signore voglio ringraziare i nostri sacerdoti per la loro donazione e per il servizio costante alla Chiesa e alla società. La via della nostra santità  non è altro che il nostro ministero. Il Maestro ci aiuti a diventare ciò che facciamo. Se siamo chiamati a benedire, Dio trasformi noi stessi in benedizione, se siamo chiamati a ringraziare, diventiamo noi stessi un ringraziamento, se a lodare possiamo essere una lode, se a perdonare ad essere misericordia, se a celebrare la messa ci trasformi in Eucarestia.

Sorelle e Fratelli, il Pane eucaristico è il pane dei pellegrini non per i sedentari. Gesù, che ha camminato con noi ci benedice e ci invita a proseguire il cammino, ad uscire per annunciare il suo amore e per servire. Ci invita tutti, lo ripeto ancora una volta, a consumare la suola delle scarpe. A curare le ferite dei cuori con l’amore concreto ed eterno di Gesù. Accogliamo la  sua benedizione, per poter poi ripartire rifocillati e gioiosi per la missione.

Sia lodato e ringraziato ogni momento,
il Santissimo e Divinissimo Sacramento!