Intervista di Domenico Palmiotti a Mons. Santoro

Monsignor Santoro, che Natale si appresta a vivere Taranto?
«Un Natale di attesa ma soprattutto di incertezza se sto alle notizie di queste ultime settimane che inevitabilmente generano molte preoccupazioni.C’è una schiarita sul fronte della fornitura del gas all’Ilva da parte dell’Eni, nel senso che si è allontanato il rischio, vissuto sino a poche ore fa, di veder fermati gli impianti a fine mese, ma il quadro complessivo resta comunque critico. E però c’è anche la speranza. Il presidente Renzi vuole impegnarsi per Taranto, ha detto che ci sarà a breve un nuovo provvedimento per l’Ilva e per la città, ha promesso che tornerà, e questo lo valuto positivamente. Mai era accaduto, in questi ultimi due anni e mezzo, che un presidente del Consiglio venisse a Taranto e assumesse impegni. Sì, sono venuti ministri come Orlando e Lorenzin, gli abbiamo chiamati noi, ci siamo confrontati, io stesso ho poi incontrato a Roma Galletti, però in città non c’era mai stato il premier».
E basta questo, lei ha fiducia?
«Io dico che abbiamo un grande bisogno di passare definitivamente dalle parole ai fatti. Da quel che vedo, lo Stato adesso è molto più orientato a prendersi in carico l’Ilva, risanarla, rilanciarla e poi, concluso questo importante lavoro, cederla ai privati. Ora, se la presenza dello Stato serve a garantire tutti che gli interventi indispensabili di cui ha bisogno l’Ilva si fanno e seguono un certo programma, chiaro e definito, penso che questo possa star bene. Detto questo, però, lo Stato, il Governo centrale, devono fare anche un altro passo non meno importante: aprirsi all’ascolto di Taranto. La gente di Taranto vuole essere ascoltata, deve essere ascoltata. I cittadini hanno il loro messaggio da far arrivare a Roma. Ecco perchè bisogna muoversi verso l’Ilva per salvarla e renderla sicura, ma anche verso Taranto intesa come comunità. E bisogna dare presto segnali in questa direzione. Non abbiamo più tanto tempo davanti a noi».
Monsignor Santoro, si riferisce anche al progetto di Tempa Rossa quando dice che il Governo deve ascoltare la città? Come lei sa, questo è un progetto che il Comune non vuole perchè teme un aumento dell’inquinamento, ma il Governo gli spiana la strada…
«Non sta a me entrare nel merito della questione, certo posso avere dubbi, perplessità, ma l’aspetto che evidenzio, a proposito di Tempa Rossa, è che bisogna essere molto attenti nelle valutazioni. Taranto è una città ferita e che ha già pagato prezzi molto alti all’ambiente. Non può essere colpita ulteriormente. Questo è un punto fermo. E non deve accadere.Per la vita della nostra Gente e per la nostra terra».
Mancano pochi giorni a Natale. E’ un periodo in cui gli incontri di un vescovo aumentano rispetto al resto dell’anno. Ecco, cosa le chiede la gente che incontra ma soprattutto cosa coglie nei loro sguardi?
Gli atteggiamenti sono cambiati se rivedo gli ultimi due anni. Siamo passati da un sentimento di rivalsa e di rabbia ad uno di scoramento e rassegnazione. Ovunque vado, la gente mi parla dei problemi del lavoro che non c’è, delle malattie, del futuro dei giovani sempre più incerto. Poi, chi lavora all’Ilva mi chiede cosa accadrà, se perderà il lavoro, e come farà per se e per la sua famiglia se dovesse ammalarsi. Paure legittime, non c’è dubbio, ma non possiamo farci imprigionare da un sentimento negativo e pensare che non ci sia alternativa al declino e alla disfatta. Anche perchè quando incontro i giovani, e ne vedo tantissimi nelle scuole proprio in queste settimane, noto da parte loro una grande risposta se si parla di valori fondamentali come la solidarietà, l’accoglienza, la vita degna, l’apertura verso gli altri, la tutela dell’ambiente. Questi incontri mi danno la percezione di una comunità viva, ferita sì dai tanti problemi ma non definitivamente abbattuta, nè sconfitta per sempre. Taranto è stanca perchè tanti, troppi torti ha accumulato nel tempo, ma ha in serbo ancora delle energie. Possiede ancora della vitalità. E c’è un solo modo perchè la sfiducia non avanzi, lo dicevo prima: si diano risposte a Taranto, e si diano in modo chiaro e convincente, dimostrando che si tutela il lavoro ma che si rispetta anche la salute di tutti, ma soprattutto ci si metta all’ascolto della città, avvicinandosi alla gente.
Taranto ha il diritto d’essere ascoltata».