Lettera alla comunità diocesana in occasione della consegna del pallio da parte di Sua Santità Benedetto XVI

 

«CONSEGNO A BENEDETTO XVI TUTTE LE PERSONE CHE IN QUESTI MESI
HO VISITATO E INCONTRATO:
PORTO CON ME LE PERIFERIE, LE INDUSTRIE,
I DISOCCUPATI,  GLI AMMALATI,  I GIOVANI DELLE NOSTRE SCUOLE,
 I CARCERATI CHE PROPRIO IN QUESTI GIORNI AFFRONTANO CONDIZIONI DIFFICILISSIME
DI DETENZIONE, I SENZATETTO, LE FAMIGLIE TOCCATE DAL LUTTO».

 

Cari fratelli e sorelle,
siamo alla vigilia del pellegrinaggio per Roma. Più di 800 tarantini hanno desiderato partecipare al rito che sarà presieduto dal Santo Padre, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno in Vaticano, per l’imposizione del pallio ai nuovi quarantaquattro metropoliti provenienti da tutto il mondo. Fra questi, insieme ad altri due arcivescovi italiani, ci sarò anche io, dopo essere stato ventisette anni missionario in Brasile. Tutti coloro che non potranno prendere parte fisicamente a questa solennità, hanno già espresso vicinanza e preghiera per il mio ministero.
Così, prima della partenza, sento il bisogno di illuminare questo dono grande che vivremo insieme, con la Parola di Dio e con la luce della Tradizione della Chiesa che, attraverso la sua liturgia, rende chiaro e visibile l’incontro con Gesù nella storia di ogni giorno.  Vi scrivo non solo per chiedere la preghiera di ciascuno di voi, ma anche perché si tengano rivolti i nostri sguardi al Signore, perché, nella grande avventura della fede e dell’evangelizzazione, correndo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, teniamo lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore della fede (cfr. Eb 12,2).


Il pallio è una fascia di lana incrociata e posta innanzitutto sulle spalle del Papa. Il Santo Padre, per rafforzare il legame con la sede di Pietro, concede che questa insegna sia indossata dagli arcivescovi delle sedi metropolitane. Taranto è  sede metropolitana (metropolìa),e la sua provincia ecclesiastica  comprende le diocesi suffraganee di Oria e di Castellaneta. Per questo motivo, vorrei che il mio saluto arrivasse ai confratelli vescovi S.E. monsignor Vincenzo Pisanello e S.E. monsignor Pietro Maria Fragnelli, perché questo nostro legame antico, sia sempre animato e  corroborato dallo spirito del Vangelo, del servizio e dell’amicizia fraterna!
Il pallio ha un duplice significato. È immagine del giogo di Cristo, posto sulle nostre spalle nel seguire Gesù e simboleggia l’accettazione della volontà di Dio, che è fonte di gioia: ‘Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro perle vostre anime’ (Mt. 11,29). E’ anche l’immagine della pecorella smarrita, recata sulle spalle del Buon Pastore. Le croci che la decorano, ci ricordano le piaghe di Gesù sulla croce, e le spille gemmate che tengono unito questo paramento sono tre come i chiodi del Crocifisso.
Potete intuire che il forte valore simbolico di questa imposizione sulle mie spalle per le mani di Papa Benedetto XVI,  per me non costituisce solo un momento rituale o un atto dovuto. È innanzitutto un dono che chiama in causa la mia volontà e tutte le mie forze perché la mia parola nell’insegnamento, come pastore della Chiesa di Taranto, affiori sempre da un principio di unità e di fedeltà al vescovo di Roma, che invera ogni mio gesto e rende tutti noi partecipi della grande famiglia di Cristo che è la Chiesa. Voglio guardare al Papa con tutti voi, come si guarda fiduciosi al timoniere esperto, che, pur in mezzo alle tempeste, porta avanti la sua traversata con convinzione e destrezza e soprattutto interpretando il Cielo che gli fa strada.
Voglio portare al successore di Pietro l’immagine viva della nostra Chiesa di Taranto, diversa dalla Chiesa raccontata e infangata negli ultimi tempi. Consegno a Benedetto XVI tutte le persone che in questi mesi ho visitato e incontrato: porto con me le periferie, le industrie, i disoccupati. gli ammalati, i giovani delle nostre scuole, i carcerati che proprio in questi giorni affrontano condizioni difficilissime di detenzione, i senza tetto, le famiglie toccate dal lutto. Porto anche al Santo Padre l’entusiasmo dei nostri giovani, il sorriso dei nostri bambini, la vitalità delle comunità parrocchiali e dei movimenti ecclesiali, che, fra tradizione e fede vissuta quotidianamente, continuano a portare nel mondo l’abbraccio di Cristo. Consegno questa Chiesa bella, santa e peccatrice al Successore di Pietro perché la benedica, la confermi nella fede ed io, a mia volta, possa tornare confermato nella professione di fede e nell’annuncio missionario.
Vorrei anche esprimere al Santo Padre, oltre che la nostra gratitudine, anche la condivisione di un suo pensiero, che con profezia, ha espresso nell’ultima plenaria della Conferenza Episcopale Italiana nel maggio scorso: ‘Anche una terra feconda rischia [così] di diventare deserto inospitale e il buon seme di venire soffocato, calpestato e perduto’. Sento, quindi, di non presentare al Papa solo i nostri buoni frutti, bensì la nostra promessa di seguirlo filialmente e con impegno in questo anno della fede. Sono consapevole che la nostra azione pastorale ha bisogno di essere ripensata, che le forze vengano rinnovate, e che l’esperienza dell’ incontro col Signore accada sempre di nuovo per essere annunzio e presenza viva nella società e nella crisi che stiamo vivendo. Così, seguendo Pietro, chiediamo la forza dello Spirito e la protezione della Madre di Dio, per poter essere il ‘sale della terra'(Mt 4.21). Con la lana degli ‘agnelli di Santa Agnese’, patrona del collegio ecclesiastico ‘Capranica’, dove ho completato la mia formazione al sacerdozio, è confezionato il pallio che mi sarà imposto dal Santo Padre segno supremo dell’unico grande pastore che è Gesù, per cooperare con lui perché vibri la sua voce in mezzo al suo popolo.
Pregate per me perché io sia un pastore secondo il cuore di Cristo, capace di condurre il popolo di Dio presente in ogni angolo della nostra Diocesi. Possa il nostro annuncio risuonare come una beatitudine per i poveri, gli afflitti, gli affamati, gli assetati di giustizia, i perseguitati e le persone distanti dalla Chiesa. Benedite il Signore con me, consapevoli che Cristo stesso condurrà le sue pecore al pascolo e le  farà riposare. Andrà in cerca della pecora perduta e ricondurrà all’ovile quella smarrita; fascerà quella ferita e curerà quella malata (cfr Ez 34,16).
Chiediamo, per intercessione dei Santi Pietro e Paolo e di San Cataldo, la benedizione del Signore.


Aff.mo in Cristo
Vostro Dom Filippo Santoro