Meditazione alla Processione dei Misteri 2016

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
perché con la tua croce hai redento il mondo!

 
Fratelli e sorelle, la Madre Chiesa in questi giorni ci offre la pienezza del dono della misericordia: Dio ci ama, ci dona Suo Figlio!
Andiamo adorando la croce, l’abbiamo issata e guardata come un albero glorioso e nel mistero della presenza di Cristo, che trasfigura ogni cosa, essa ci è apparsa non come un patibolo di morte, ma come un albero di foglie, di fiori e  di frutti.
Quello che avvenne duemila anni fa, fuori dalla città santa, sul Golgota,  quel corpo martoriato, quel costato aperto quelle ultime parole, non sono un ricordo, una storia da raccontare o d’ascoltare. La Risurrezione dona a noi la grazia di essere contemporanei di Cristo, di viverlo, di ascoltarlo, di riceverlo, qui e sempre. È presente e le sue parole sono date a noi come pane fragrante, fresco e quotidiano.
Guardando il crocifisso ascoltate le sue ultime parole rivolte a ciascuno di voi.
Egli si rivolge ai nemici: ‘Padre perdona loro perché non sanno quello fanno’, aveva insegnato infatti ad amare quelli che non ci amano, a fare del bene a coloro che non ce ne fanno.
Dalla croce parla ai peccatori: ‘Oggi sarai con me in paradiso’ perché Gesù stesso afferma che c’è più gioia in cielo per un solo peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di pentimento.
Dalla cima della croce parla anche ai santi: ‘Donna – dice alla sua mamma – ecco tuo figlio’. Anche qui le sue attenzione sono in linea con il bellissimo invito che speriamo di meritare un giorno: ‘venite benedetti dal Padre mio’.
C’è anche una frase che impressiona sulle labbra del Redentore, ed è l’incipit di un salmo. Non sono questa volta parole dedicate agli uomini, sono parole indirizzate a Dio. I Vangeli le riportano addirittura in lingua originale: ‘Eloì, Eloì, lamà sabactàni?’ che significa ‘Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?’.
È una preghiera di supplica che raccoglie tutti i perché del genere umano e che nell’immediato non trovano risposta e mettono alla prova la nostra fede.
Perché la malattia dei bambini? Perché le catastrofi? Perché mi è morto un figlio? Perché in un incidente, in Spagna perdono la vita studentesse nel fiore degli anni? Perché a causa dell’odio, del terrorismo e di una perversa visione religiosa perdono la vita tanti innocenti? Perché?
Ecco che il Signore si fa interprete presso il Padre di tutte le nostre domande più scomode, portavoce dell’intera umanità di tutti i quesiti irrisolti. Sembra poi che Gesù sulla croce sia abbandonato non solo dagli uomini, ma anche dal Padre. Nel momento più drammatico però prega e si affida: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Nel dolore duro e muto Gesù si è abbandonato al Padre e ci ha aperto il cammino della vita. Noi non lo avremmo fatto; ci saremmo abbandonati al nulla. Lui no; Lui si affida e ci salva. ‘Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell’odio’. Ci ha detto Papa Francesco domenica scorsa.
La risposta del Padre  è il crocifisso stesso. Tant’è che Gesù avrà sete. Sete di amore. Mentre in un altro salmo il salmista dichiara ‘ha sete di te Signore l’anima mia’, e quella sete lo spinge ad amarci. Il Signore preferisce ogni volta risponderci con la sua misericordia con il suo abbraccio che ci rende una vita nuova, quella di essere salvati. Solo ricevendo l’amore e a nostra volta amando, saremo nutriti e sostenuti dalla speranza.
Come ho detto all’inizio del Giubileo, la porta è aperta, spalancata. Aprendo la Porta Santa della Cattedrale si apre per tutti noi il cuore di Cristo e della Chiesa. In qualunque situazione la nostra gente si trovi, la porta è aperta. Anche ad un figlio ribelle che volta le spalle alla sua famiglia o che decide di partire per un paese lontano, l’uscio che non viene sprangato è segno di quella volontà paterna: ‘per te figlio la porta è sempre aperta’. È Gesù la porta, è il suo abbraccio che accoglie al sicuro le pecore nell’ovile. È l’amore di Dio che lotta per noi e ci difende, perché Gesù non abbandona il suo gregge, e né come un mercenario fuggirà all’arrivo del lupo. Ma il Signore dona la vita per le sue pecore. Non esistono più vicini e lontani tutti sono chiamati a passare per questa porta del Costato.  Vi troveranno un cuore che accoglie, che perdona e che ama»
Ancora una volta vorrei affidare alla Misericordia questa città.
Prego ogni giorno perché si faccia in modo che Taranto si affranchi dal dover affrontare l’improponibile scelta tra salute e lavoro: abbiamo diritto ad entrambi! Le scelte future sono morali se salvano e custodiscono la vita nella salute e nel lavoro. E la drammatica vicenda dei migranti ci insegni a costruire ponti non muri di rigetto.
Prego per la città vecchia perché avvenga quel risanamento sociale, morale e urbano tanto auspicato e dichiarato. Vorrei  che il nostro senso di appartenenza e di responsabilità non si accontentasse della conferma di grandezze passate o di semplici legami alla tradizione, che potrebbero farci correre il rischio dell’autoreferenzialità e dell’ulteriore chiusura, ma che misurassimo la nostra grandezza dalla capacità di costruire un futuro per i nostri figli.
Oggi, vedendo i misteri della passione del Signore che uniscono tutta la Città, mi rinasce la preghiera e l’invito a deporre gli interessi particolari, le litigiosità, l’indifferenza e cooperare tutti per la stessa causa; per la rinascita della nostra Terra a cominciare dalla Città Vecchia. Al Signore, Buon Gesù, questa grazia la impetriamo; e ai nostri responsabili culturali, economici e politici chiediamo più coraggio di mettersi in gioco per il bene comune. Tutti sentiamo che è necessario un salto di qualità, un forte impegno solidale per superare i vari aspetti critici che ci  feriscono.
Vorrei raggiungere con la mia benedizione attraverso i mass media tutti i tarantini che sono lontani e che vivono questi giorni con particolare nostalgia e ringrazio gli operatori della comunicazione che rendono possibile la trasmissione dei Riti fuori dal capoluogo ionico.
Sostengo, così come ho fatto per i confratelli dell’Addolorata, tutti voi confratelli del Carmine perché possiate offrire una bella testimonianza di fede. E quando passate per le nostre strade illuminate di speranza gli occhi della gente.
Vorrei, in ultimo, pregare insieme con voi per un nostro fratello, che questa mattina ha avuto un terribile incidente all’Ilva e ora si trova in reparto rianimazione. Vorrei che ci stringessimo intorno a sua moglie e alle sue bambine, per dar loro forza e speranza.
Tante quindi le croci che sfilano; ma una sola le riassume tutte e ci offre la resurrezione, quella di Gesù Cristo. Se siamo qui è perché vogliamo risorgere.
In ultimo ci affidiamo a Maria. Vi esorto a guardarla non solo come colei che chiude la processione, ma come la stella che annuncia il giorno nuovo. Ella che è la testimone ‘del nulla è impossibile a Dio’ rimanendo col suo popolo ci insegni a contare le ore verso la certezza della Pasqua.
Madre di Misericordia, intercedi per noi!