Saluto alla conclusione della Processione del Corpus Domini

Carissimi fedeli, 
camminando per le strade della nostra Città, abbiamo manifestato la nostra fede adorando il Signore come in un grande pellegrinaggio; chiedendo la vita, la salute, la pace e il lavoro per il nostro popolo. L’Ostia Divina ci parla della vita come dono, come pane e viatico del pellegrino, come farmaco di immortalità. Il pellegrinaggio è un simbolo della vita. Camminare a piedi ci ricorda che la vita non si può fermare e che in questo cammino, anche in mezzo alle difficoltà, non siamo soli.
Ci dice il vangelo di Giovanni: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15, 13). L’amore più grande è proprio il dono totale del Signore nell’Eucaristia. Si dona a noi; si offre in cibo, ci è compagno di cammino; ci alimenta di sé. E poi passa per le nostre case; ci benedice, ci conforta, ci attira a sé e ci consola. Portiamo Gesù per le strade perché l’Eucaristia ci offre la pienezza della vita.
La festa del Corpus Domini mette in strada le priorità della comunità ecclesiale e cioè l’ attrazione, la carità e la missione. Innanzitutto l’attrazione che esercita la grande Presenza reale di Nostro Signore che ci ama, ci perdona e ci perdona sempre. Il Signore è qui, ora, risorto e fatto dono per tutti, a confermare nella vita di ciascuno di noi la sua promessa “io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”(Mt 28,20). Il segno eloquente della Sua presenza silenziosa  nell’ostia è questo popolo che lo adora.
O memoriale della morte del Signore! 
O pane vivo che dai vita all’uomo!
Fammi un dono: viva di te l’anima mia,
e sempre abbia gusto per te, con un grato sapore.
Ti sto guardando, Gesù, che velato ti ammiro. – 
cito ancora liberamente l’ inno “Adoro Te Devote”. 
Sono assetato; e ti faccio una preghiera:
che possa fissare quel tuo volto che si rivela senza più schermi;
e, vedendo la tua divina gloria, essere pienamente felice.
Cristo è presente e qui ci facciamo voce di tutti gli uomini nell’adorarlo invitandoli ad accostarsi al Mistero perché, ne siano attratti e vedano questo roveto che arde e non si consuma (cfr. Es. 3,3). Così è l’amore di Cristo per ognuno di noi.
Altra priorità oggi visibile è che siamo una comunità di peccatori e di santi perché in mezzo a noi c’è il Cristo, siamo riscattati col suo sangue; siamo in cammino e quindi siamo una comunità di penitenti. Le nostre fragilità, la nostra umanità è tutta qui, in cammino, ma siamo certi della Misericordia di Dio, di questo corpo che è dato per tutti! 
Ed infine siamo venuti a pregare come poveri davanti a Dio per attingere forza per la nostra missione: per annunciare a tutti il suo amore. Lui è pane dato, sangue versato per tutti, per la vita di tutti. Siamo una preghiera al cospetto di Dio per la salvezza di tutta la nostra Città, la nostra Diocesi , i nostri fratelli e sorelle.
Quando ci lasciamo invadere dalla bellezza dell’Eucarestia possiamo avvicinarci, all’esperienza dei tre prescelti sul monte Tabor (cfr  Mc 9,2-8) che si ritrovano a pregustare la gioia e lo stupore della Risurrezione nella chiarezza del compimento della Legge dei Profeti. La gioia eucaristica ci spinge poi giù dal monte Tabor dell’adorazione per riprendere risoluti il cammino verso Gerusalemme, cioè  verso i nostri fratelli perché la fede non fugge, né si isola, ma abbraccia. L’Eucarestia è il pane della comunione e della condivisione, del perdono. 
Come questo ostensorio con la sua raggiera ci fa intendere la luce che promana dal Sacramento, continuamente, anche noi, dobbiamo permettere al cuore della nostra fede di irradiare di illuminare. Il Pane che ci fa comunione ci rende amici e fratelli. Non possiamo non condividerlo e non farlo conoscere per il semplice fatto che ci è stato donato. La comunione ci spinge alla testimonianza , all’annuncio. La nostra frequenza eucaristica deve contagiare continuamente la nostra esistenza. L’uomo e la donna che vivono dell’Eucarestia in maniera autentica sentono forte la responsabilità di creare unità vincendo la frammentazione dell’egoismo per unificarsi nella carità. Legata all’Eucarestia è la nostra missione di carità e in tutto ciò mi sono di grande conforto le parole del Santo Padre Francesco che proprio nella solennità del Corpus Domini, a Roma, giovedì scorso, con l’audacia del profeta, ha parlato dell’Eucarestia come rimedio contro lo svilimento e la disgregazione:
«Noi ci disgreghiamo quando non siamo docili alla Parola del Signore, quando non viviamo la fraternità tra di noi, quando gareggiamo per occupare i primi posti – gli arrampicatori -, quando non troviamo il coraggio di testimoniare la carità, quando non siamo capaci di offrire speranza. Così ci disgreghiamo. L’Eucaristia ci permette di non disgregarci, perché è vincolo di comunione, è compimento dell’Alleanza, segno vivente dell’amore di Cristo che si è umiliato e annientato perché noi rimanessimo uniti. Partecipando all’Eucaristia e nutrendoci di essa, noi siamo inseriti in un cammino che non ammette divisioni. Il Cristo presente in mezzo a noi, nel segno del pane e del vino, esige che la forza dell’amore superi ogni lacerazione, e al tempo stesso che diventi comunione anche con il più povero, sostegno per il debole, attenzione fraterna a quanti fanno fatica a sostenere il peso della vita quotidiana, e sono in pericolo di perdere la fede.
E poi, – dice ancora papa Francesco – che cosa significa oggi per noi “svilirci”, ossia annacquare la nostra dignità cristiana? Significa lasciarci intaccare dalle idolatrie del nostro tempo: l’apparire, il consumare, l’io al centro di tutto; ma anche l’essere competitivi, l’arroganza come atteggiamento vincente, il non dover mai ammettere di avere sbagliato o di avere bisogno. Tutto questo ci svilisce, ci rende cristiani mediocri, tiepidi, insipidi, pagani».
Tante volte la nostra città sperimenta chiaramente la disgregazione e non mancano sicuramente tante forme di svilimento. Vorrei dinanzi al Signore qui presente richiamare tutti ancora una volta all’unità e all’appartenenza, così come vorrei ancora una volta deprecare ogni forma di discriminazione nei riguardi delle fasce più svantaggiate, così come vorrei unirmi anche io al coro di coloro che stigmatizzano ogni forma di razzismo e di pregiudizio. Purtroppo devo costatare, con grande dolore, che una propaganda puntuale e capillare porti all’odio e cerchi di minare l’accoglienza dei poveri, dei deboli, dei migranti, degli stranieri in genere, pagando un triste debito alla cultura dello scarto e dell’odio contro la quale occorre battersi. Ai gravi problemi che abbiamo non si aggiunga questo elemento estraneo alla nostra cultura sin dall’antichità greca e che conta con una notevole capacità di accoglienza.
Quando parliamo di impegno e di responsabilità non posso, all’indomani delle ultime elezioni amministrative, non essere colpito dal dato così inquietante dell’astensionismo alle urne. In una fase così precaria, questo dato ci interroga profondamente. È innegabile che tanti provino oltre al disorientamento, una disincantata sfiducia e stanchezza verso le istituzioni, date dalla costatazione che dopo tante promesse non ci siano cambiamenti sensibili. Mi auguro che dal punto di vista politico si apra una stagione di partecipazione in cui Taranto e la sua provincia contino di più a livello regionale e nazionale, per riaffezionarci con passione allo sviluppo del bene comune. E ai nuovi consiglieri regionali della nostra terra chiedo quello che indicavo nella festa di San Cataldo: che abbiano davvero a cuore Taranto e la sua Provincia” Rattrista il fatto che proprio i più giovani percepiscano il sistema politico amministrativo come una minaccia per il futuro e non come risorsa. Che le istituzioni possano finalmente sentire questo campanello di allarme. Ovviamente è un sentimento che caratterizza tutto il territorio nazionale, ma il richiamo vale innanzitutto per noi. Abbiamo tutti molto da lavorare e noi , come Chiesa siamo chiamati a collaborare e a fare la nostra parte, senza risparmiarci, facendo di più per i nostri giovani, per l’educazione a tutti i livelli, e per la famiglia. 
Papa Francesco parla di “pensiero unico dominante”, come ciò che pretende togliere dal cuore del popolo la cultura dell’accoglienza e dell’incontro per sviluppare la globalizzazione dell’indifferenza, del consumismo e quindi dello scarto, favorendo la corruzione, l’illegalità, il commercio delle armi, la soppressione della vita, della famiglia e della speranza. Certo qui in Italia possiamo fare le nostre processioni e le Chiese sono aperte, ma ci domandiamo: per quanti la fede conta davvero nella vita, la trasforma, la rende più bella e lieta? Ci sono qui tra noi ampi spazi di devozione popolare e di impegni caritativi, ma noi non vogliamo essere appena una ONG o un sostegno alla fragilità delle istituzioni. Desideriamo che esse collaborando sempre più in sintonia, sostenute dal grido e dal contributo della popolazione, diano luogo alla tanto desiderata svolta. Dal Signore Gesù vivo nasce una proposta che ci apre ad ascoltare tutti e vuole trasformare l’intelligenza ed il cuore sviluppando una nuova visione della vita e dia, soprattutto ai più poveri, il riconoscimento concreto della propria dignità.
Davanti al Santissimo Sacramento non può non elevarsi una preghiera grande per la nostra Taranto, a cominciare dalla ricostruzione umana ed urbanistica della Città vecchia. Ogni giorno nutro la speranza, che tutte le nostre difficoltà, quando non proprio i danni, legati all’ambiente e al lavoro, possano diventare occasione per un vero cambiamento e per una nostra concreta rinascita. Aspetto con ansia la prossima Enciclica di papa Francesco sulla custodia del creato per farne qui a Taranto un luogo di studio privilegiato. 
Infine desidero nel giorno del Corpus, ringraziare i sacerdoti per quest’anno pastorale che si avvia alla conclusione. Davanti a nostro Signore esprimo la mia gratitudine per i nostri preti e i nostri religiosi, ministri del Vangelo e dell’Eucarestia che nel silenzio portano avanti il Regno di Dio. Con loro ringrazio le religiose i consacrati e tutti gli operatori pastorali. 
Adesso disponiamoci ad accogliere la Benedizione. 
La Vergine Santa ci insegni ad accogliere Gesù, perché si incarni il Verbo nella nostra vita, ella ci aiuti a portarlo ai fratelli, ci ammaestri per diventare discepoli del Suo Figlio, discepoli fin sotto la croce e ad anticipare insieme con lei l’alba del Risurrezione.

Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e divinissimo Sacramento.